"Mirrors"
La scena è dominata da un enorme pavimento-impronta.
L’attore, vestito di nero, porta con sè un bastone e
una valigia. Muovendosi fra le curve tridimensionali e labirintiche
dell’impronta, recita il suomonologo/dialogo con il “se
stesso-bambino” (voce fuori campo), e ripercorre la propria
identità. E la propria identità altro non è che
lo specchio dell’intera umanità.Emergono contrasti: i
simili e i contrari, l’adulto e il bambino; l’ordine e
il disordine, la guerra e la pace, la paura e il coraggio. Durante
il suo dialogo-monologo l’uomo si spoglia, lentamente, fino
a diventare di nuovo bambino: nudo, innocente, indifeso, di fronte
alla potenza collettiva che lo circonda.
Performance